ALBA IN RISVEGLIO

Domenica mattina, 11Agosto, ore 7, ottavo appuntamento con “Alba in risveglio”, rassegna concertistica di musica classica e lirica organizzata dall’Amministrazione Comunale di Alba Adriatica con la collaborazione dell’Ass.ne culturale Music Play di Ferdinando Baca’ e Simona Iachini.

“ALBA STRING ENSEMBLE”

PROGRAMMA

A.Vivaldi – Concerto per archi in re maggiore RV 124 Allegro – Grave – Allegro

A.Vivaldi – concerto per Violino ed archi in Sol minore RV 315 ‘ L’ estate ‘ da “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione” Allegro non molto – Adagio – Presto

W.A. Mozart – Divertimento per archi n.3 in fa maggiore, K 138 Allegro – Andante – Presto

P. De Sarasate – Introduzione e tarantella;

G.Braga– Solo,solo,solo.

Alba string ensemble

PAOLO GIUSEPPE OREGLIA – violino solista e concertatore, CINZIA DI GIORGIO e GIULIA DURANTE – violini, ALESSANDRO ASCANI – viola, GALILEO DI ILIO – violoncello, EMILIANO MACRINI – contrabbasso.

GUIDA ALL’ASCOLTO

A.Vivaldi – Concerto per archi in re maggiore RV 124
I Concerti vivaldiani dell’op. 12 furono composti tra il 1729 e il 1730 e pubblicati, vivo l’Autore, dall’editore Michele Carlo Le Cene di Amsterdam sotto il titolo: «Sei concerti a violino principale, violino primo e secondo, alto viola, organo e violoncello di D. Antonio Vivaldi musico di violino, maestro del pio ospedale della città di Venezia e maestro di cappella di camera di S.A.S. il sigr. Principe Filippo Langravio d’Hassia Darmistath. Amsterdam. A spesa di Michele Carlo Le Cene». E il Concerto che si esegue stasera e che di questa raccolta fa parte non si raccomanda per particolari caratteristiche che non siano quelle generalmente e giustamente attribuite alla musica vivaldiana. Sicché da un lato in questo Concerto è possibile ritrovare gli echi di quella specializzazione strumentale che fece del «prete rosso» uno dei maggiori violinisti del primo Settecento: anche in questo Concerto, cioè, e non solo nella parte solistica si nota la immissione di acquisizioni di una tecnica da Vivaldi stesso arricchita in misura notevolissima sia dal punto di vista della ricerca di inedite sonorità che da quello di posizioni più congeniali allo strumento che, infine, da quello della valorizzazione delle risorse più segrete, di nuove possibilità espressive. Non per nulla è stato scritto che le musiche di Vivaldi «nascono per così dire dallo spirito dello strumento» anche se «a questa felice intuizione naturale egli aggiunge una capacità inventiva straordinaria, una duttilità ed una multiformità di idee che sconcertano ancor oggi». ( Gianfilippo De Rossi )

A.Vivaldi – concerto per Violino ed archi in Sol minore RV 315 ‘ L’ estate ‘ da “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione”

“Tra questi pochi e deboli Concerti troverà le Quattro Stagioni”
Forse Antonio Vivaldi non immaginava, al momento di scrivere queste parole nella lettera dedicatoria al conte boemo Wenzel von Morzin in occasione della prima pubblicazione dell’op. VIII (Le Cène, Amsterdam, 1725), quale fama imperitura gli avrebbero reso quei “deboli” Concerti.

Nell’edizione – che esce suddivisa in parti separate come era consuetudine per una immediata pratica esecutiva – la musica è accompagnata da quattro “sonnetti dimostrativi” in chiara funzione didascalica (sottolineata dallo stesso Vivaldi nella prefazione: “essendo queste accresciute, oltre li Sonetti con una distintissima dichiaratione di tutte le cose, che in esse si spiegano”).

La qualità poetica non è particolarmente alta e tutto lascia pensare che siano stati scritti da Vivaldi stesso o da un suo collaboratore al fine di agevolare la “comunicazione” del linguaggio musicale all’ascoltatore (vedi P. Everett, Vivaldi. Le Quattro Stagioni e gli altri concerti dell’Opera Ottava, Venezia, Marsilio, 1999). Si trattò evidentemente di una intuizione geniale, che a posteriori potremmo giudicare come una riuscitissima operazione di “marketing” musicale.

Di tutti i Concerti del ciclo, l’Estate (Concerto n. 2 in sol minore RV 315) è quello che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall’altra la progressione degli stadi emozionali (dalla “Languidezza per il caldo” al “Timore dei lampi e dei tuoni” fino al “Tempo impetuoso d’estate”), conducono l’ascoltatore ad un climax di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi “visibili”. (Laura Pietrantoni)

Sonetto L’estate

Sotto dura stagion dal sole accesa
langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde il pino;
scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
canta la tortorella e ‘l gardelino. Zeffiro dolce spira, ma contesa
muove Bora improviso al suo vicino;
e piange il pastorel, perché sospesa
teme fiera borasca, e ‘l suo destino: toglie alle membra lasse il suo riposo
il timore de’ lampi, e tuoni fieri
e de mosche, e mosconi il stuol furioso! Ah che purtroppo i suoi timor son veri

tuona e fulmina il ciel e grandinoso
tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

W.A. Mozart – Divertimento per archi n.3 in fa maggiore, K 138

I Divertimenti, come del resto le Cassazioni, le Serenate e le cosiddette musiche notturne, sono legati al gusto settecentesco di far musica insieme e riflettono una identica struttura formale, in cui si alternano movimenti di danza e passaggi solistici e virtuosistici, riservati ad esecutori di talento, ma non necessariamente eccezionali. Per questa ragione i Divertimenti per archi di Mozart (quelli per strumenti a fiato meriterebbero un discorso a parte per una più libera invenzione e maggiore varietà di effetti sonori) sono musiche di piacevole ascolto, dalla scrittura semplice e lineare e dai giochi armonici chiari e precisi, che denotano un classicismo equilibrato e sereno. Si avverte, è vero, la presenza di uno stile cameristico di solida fattura e di luminosa civiltà, ma si è ancora distanti dal grande Mozart caratterizzato da una inesauribile capacità creativa e da una profonda e personale forza espressiva. Il dato rilevante di questi Divertimenti è la limpidezza e la trasparenza quartettistica del suono e l’omogeneità e la fusione del gruppo strumentale, in ubbidienza alle regole di un discorso musicale accessibile a tutti e senza quei tormenti spirituali e quei risvolti tragici che pur esistono nell’arte mozartiana. Il Divertimento in fa maggiore K. 138 fu composto tra gennaio e marzo del 1772 e risente dell’influenza stilistica sia dei maestri italiani che di Michael Haydn, con una netta preferenza per il discorso melodico chiaro e scorrevole. Il primo Allegro si apre con un unìsono rievocante i modi dell’opera buffa per la freschezza e la spigliatezza dell’impianto armonico; due sono i temi che si snodano e si intersecano fra di loro e formano l’intelaiatura dello sviluppo secondo un gioco musicale brillante e piacevole. L’Andante è avviato dalla frase cantabile del primo violino su cui si innestano le altre parti con eleganti e nuove figurazioni; ad un certo punto il violoncello espone il suo tema su un accompagnamento sincopato degli altri archi e successivamente c’è un ritorno imprevisto di gusto italiano non alla prima, ma alla seconda frase musicale, leggermente variata negli accordi e nella disposizione armonica. Il finale è un delizioso rondò e il tema particolarmente gaio e spensierato viene esposto attraverso la forma della imitazione tra la viola e il violoncello e ripetuto per ben cinque volte, secondo i moduli ad incastro di scuola tedesca. Un sentimento di fresca e gioiosa cantabilità distingue le amabili ultime battute del Presto di questo Divertimento. ( Ennio Melchiorre )

Pablo De Sarasate – Introduzione e tarantella; SARASATE de NAVASCUÈS, Pablo Martín de. – Violinista e compositore, nato a Pamplona nella Navarra il 10 marzo 1844, morto a Biarritz il 21 settembre 1908. Fu artista precoce. In seguito ai successi ottenuti in patria, fu mandato a Parigi, ove nel gennaio 1856 venne ammesso al conservatorio nella scuola di D. Alard. Appena tredicenne, conseguì il primo premio. Si dedicò allora allo studio dell’armonia sotto la guida del Reber. Nel 1859 iniziò i viaggi artistici che si estesero a tutta l’Europa e anche all’America, procurandogli ovunque accoglienze entusiastiche. Diede l’ultimo concerto a Darmstadt nel 1905. Fu essenzialmente un violinista virtuoso, e in lui sul calore del tempieramento spagnolo prevalse la grazia della scuola francese. Dotato di una tecnica impeccabile, traeva dal suo Stradivari un suono non molto intenso, ma purissimo, cristallino, sempre dolce. Straordinariamente agile e leggiero nei passaggi di bravura, fu esecutore di gusto, specie nel genere romantico. Le composizioni dedicategli dai rispettivi autori (Concerti di M. Bruch e di C. Saint-Saëns, Sinfonia spagnola di E. Lalo), e di cui egli era esecutore delizioso, rivelano ancora meglio le prerogative di questo eccezionale violinista. Anche i pezzi ch’egli ha scritto appartengono al genere brillante. Caratteristiche le sue Danze spagnole, alcune delle quali tuttora spesso eseguite (Romanza andalusa, Zapateado, Malagupeña, Jota navarra, ecc.). Più famosa la sua rapsodia Zigeunerweisen. Interamente dimenticate invece le sue fantasie su temi di opere teatrali. ( Michelangelo Abbado)

G.Braga- Solo,solo,solo. Melodia per Violoncello (o Violino) e Pianoforte.
Pubblicata dall’Editore Ricordi di Milano nel 1884, fu composta probabilmente qualche anno prima, nell’ultimo periodo di permanenza dell’autore a Parigi.
Come per tante composizioni da camera di Braga, la parte alternativa per il Violino rappresentava una scelta editoriale, suggerita dall’autore stesso, per favorire la diffusione dell’opera e per incrementare le vendite della pubblicazione.
Il brano per andamento e carattere, molto introspettivo, somiglia alle Meditazioni dello stesso autore.
E’ strutturato in tre parti: una parte lenta e riflessiva, introdotta da tre accordi del pianoforte; una centrale, agitata e drammatica, più mossa; una terza: ripresa del tema iniziale.
La versione che ascolterete è un arrangiamento di Galileo Di Ilio per quintetto d’archi nel quale la parte del violoncello è affidata al primo violino solista, mentre l’accompagnamento pianistico è riprodotto dagli archi, utilizzando alcuni effetti particolari (arpeggiati, tremoli e pizzicati).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: